Muffa in casa: perché compare anche negli edifici nuovi e nelle case riqualificate 

Serramenti ad alta tenuta, cappotto termico, Superbonus. Eppure le pareti si macchiano di nero. Il paradosso degli edifici efficienti e come risolverlo con la VMC. 

SINTESI

Finestre a triplo vetro, cappotto in grafite, classe energetica A. Eppure le pareti si macchiano di nero, l’aria sa di chiuso e i bambini tossiscono. La causa sta in un meccanismo che la normativa italiana — ferma a un decreto del 1975 — non riesce ancora a governare. 

01   Il paradosso degli edifici efficienti 

Una famiglia di quattro persone produce ogni giorno quantità significative di vapore acqueo solo con le attività quotidiane: la cottura dei cibi, le docce, il respiro durante il sonno, l’asciugatura dei panni, le piante da interno. Tutto questo vapore, in un edificio ben sigillato, si accumula negli ambienti e cerca le superfici più fredde su cui condensare. 

Serramenti ad alta tenuta all’aria e involucri sempre più isolati riducono le dispersioni energetiche, ma possono favorire l’accumulo di umidità interna. In parole semplici: la casa respira meno, e l’umidità che produciamo ogni giorno non ha più via d’uscita. 

“Decenni fa gli “spifferi” degli infissi vecchi garantivano, in modo incontrollato ma continuo, un minimo ricambio d’aria. Oggi quegli spifferi non ci sono più, e spesso non è stato installato nulla che li sostituisse.” 

02   Ponti termici e temperatura di rugiada 

Un ponte termico è una zona dell’involucro edilizio dove il calore si disperde più velocemente rispetto alle superfici circostanti. Si trova tipicamente agli angoli delle stanze, in corrispondenza di pilastri, davanzali, architravi o nei punti di giunzione tra parete e solaio. In queste zone la superficie interna è più fredda, e quando l’aria umida dell’ambiente la raggiunge, il vapore si condensa. 

ATTENZIONE — SOGLIA CRITICA 

La crescita delle muffe non richiede la presenza di condensa visibile: valori di umidità relativa superiori all’80% sulla superficie sono già sufficienti per favorire lo sviluppo di colonie fungine. Non serve raggiungere il 100% (goccioline visibili). 

NORMA DI RIFERIMENTO 

La UNI EN ISO 13788 consente di verificare il comportamento igrometrico delle strutture attraverso il calcolo del fattore di temperatura superficiale (fRsi). Se questo parametro scende sotto valori critici in presenza di elevata umidità relativa, il rischio muffa esiste anche in assenza di condensa visibile. 

03   Superbonus e riqualificazione: un’arma a doppio taglio 

Le riqualificazioni energetiche degli ultimi anni — incentivate dal Superbonus 110% e dai bonus ristrutturazione — hanno portato a isolare termicamente milioni di abitazioni e a sostituire gli infissi con modelli ad alta tenuta all’aria (classe 3 o 4 secondo EN 12207). Il risultato dal punto di vista energetico è eccellente. Ma c’è un effetto collaterale che in molti casi non è stato considerato in fase progettuale. 

I serramenti moderni ad elevata tenuta all’aria riducono drasticamente le infiltrazioni d’aria non controllate. Questo miglioramento energetico comporta però una diminuzione del ricambio d’aria naturale. Se non sono presenti sistemi di ventilazione adeguati, il vapore acqueo prodotto dalle attività domestiche si accumula negli ambienti interni, aumentando il rischio di condensa e muffe. 

Gli interventi di efficientamento con cappotto termico realizzati a regola d’arte devono tenere conto dei ponti termici e prevedere fin da subito la corretta ventilazione degli ambienti con la VMC. 

04   Perché aprire le finestre non basta

La risposta spontanea di chi scopre la muffa è “aerare di più”. Ma l’aerazione manuale è una soluzione inaffidabile e, in inverno, può persino peggiorare il problema. 

L’aerazione manuale tramite apertura delle finestre può ridurre temporaneamente l’umidità interna ma non garantisce un ricambio d’aria continuo e controllato. Nei mesi invernali l’ingresso di aria fredda abbassa la temperatura superficiale delle pareti interne e dei ponti termici, favorendo il raggiungimento della temperatura di rugiada. 

“Aprire la finestra in gennaio raffredda rapidamente le pareti angolari — proprio quelle già più fredde — ampliando la zona dove l’umidità relativa supera la soglia critica. La muffa invece di ridursi, si allarga.” 

05   I quattro “pilastri” della normativa e i loro limiti 

La prassi consolidata nei progetti residenziali prevede quattro requisiti di base per la salubrità ambientale. I regolamenti edilizi risalgono a un decreto ministeriale del 1975, pensato per edifici molto diversi da quelli attuali. 

1  Serramenti apribili (1/8 della superficie) 

Questo requisito era sensato quando gli infissi avevano spifferi. Oggi non lo è più: la dimensione dell’apertura conta zero se l’infisso è sigillato e gli occupanti non aprono con la frequenza necessaria. 

2  Estrattori meccanici nei bagni ciechi 

Nella realtà, molti estrattori si attivano solo accendendo la luce e si spengono dopo pochi minuti. In alcune situazioni vengono addirittura disattivati perché considerati rumorosi. 

3  Cappa aspirante per fornelli a gas 

Prevista dalla norma UNI 7129 per ragioni di sicurezza. Buona prassi anche per l’evacuazione di odori e vapori prodotti durante la cottura. 

4  Esenzione per i piani a induzione 

La norma non richiede la cappa per l’induzione. Ma la cottura produce vapore indipendentemente dalla fonte di calore: la cappa con espulsione esterna è sempre consigliata. 

06   La soluzione: Ventilazione Meccanica Controllata 

La VMC è l’unica tecnologia che garantisce un ricambio d’aria continuo, controllato ed efficiente, indipendentemente dal comportamento degli abitanti. Nei sistemi con recupero di calore, l’aria viziata e umida viene espulsa cedendo il proprio calore all’aria fresca in ingresso, con efficienze che raggiungono il 90%. 

01 VMC CENTRALIZZATA (HRV) Centrale unica con rete di canali. Recupero termico fino al 90%. Ottimale per nuove costruzioni o ristrutturazioni importanti. NUOVE COSTRUZIONI 02 VMC DECENTRALIZZATA Unità puntuali a parete, senza canali. Ideale per edifici esistenti con travi a vista o soffitti inclinati. Installazione minimamente invasiva. EDIFICI ESISTENTI 03 ESTRATTORI IGROSTATICI Sensore di umidità relativa integrato: si attivano automaticamente al superamento della soglia (es. 70%) e si spengono solo a livelli sicuri. BAGNI · CUCINE 

07   Cosa fare se la muffa è già comparsa 

Se la muffa è già presente sulle pareti, l’installazione della VMC è necessaria ma non sufficiente: le colonie fungine già formate vanno trattate prima. Il percorso corretto segue cinque fasi. 

01  Ispezione termografica 

Analisi con termocamera a infrarossi per localizzare i ponti termici e le zone a rischio prima di qualsiasi intervento. 

02  Risanamento delle superfici 

Trattamento con prodotti antimuffa specifici e, dove necessario, rimozione dell’intonaco compromesso. 

03  Eliminazione dei ponti termici 

Interventi mirati di isolamento sulle zone critiche identificate dall’ispezione termografica. 

04  Installazione della VMC 

Scelta del sistema più adatto all’edificio per garantire un ricambio d’aria continuo e controllato. 

05  Cappa aspirante con espulsione esterna 

Valutazione e installazione in cucina se non presente, indipendentemente dalla tipologia di piano cottura. 

La VMC non è un optional. 

È un impianto essenziale. 

La muffa negli edifici moderni non è un difetto costruttivo né una colpa degli inquilini: è la conseguenza prevedibile di un paradosso normativo. Un edificio efficiente dal punto di vista energetico è anche un edificio sigillato, e un edificio sigillato senza ventilazione meccanica è un edificio a rischio muffa. 

80% di umidità relativa su superficie fredda è sufficiente per innescare la muffa — senza condensa visibile 1975 anno del decreto ministeriale che ancora regola la salubrità degli ambienti interni in Italia 90% di recupero termico garantito dai sistemi VMC con scambiatore di calore ad alta efficienza 

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